ASIWYFA – Traffic club 6 Novembre 2011 – Fotografia di Manuel Moavero
Gli And so i watch you from afar sono uno di quei gruppi su cui mi sono senza mezzi termini impuntato e su cui provo a fare, da quando nel 2009 è uscito l’album di esordio, missione di diffusione.
Fino a quest’anno questo gruppo irlandese è stato completamente ignorato da tutta la stampa italiana. Riviste, webzine, blog. Niente di niente, neanche un tweet, in Italia non ne ha parlato NESSUNO (nè ondarock, nè storia della musica, nè sentire ascoltare o le recensioni su debaser. Niente di niente) e nessuno sembrava aver sentito parlare di questi ragazzi irlandesi che all’estero avevano ricevuto più di un’attenzione e che stanno suonando in molti concert importanti e ricevendo molti riconoscimenti (dal best live act su MTV, come migliore live band irlandese, Rock sound li indica come 6° miglior album del 2009, più altri premi in Irlanda), nonchè (ed è così che io l’ho scoperto) finire tra gli album dell’anno di tante community internazionali di musica.
Detto brevemente sono un tajo di gruppo (perdonatemi l’espressione, ma m’è venuta de core). Il loro modo di unire melodie post-rock, pesantemente basato sugli intrecci e i dialoghi melodici delle chitarre, con l’irrequietezza e le ritmiche sincopate del math riuscendo suonare tutto non con freddezza ma con gioiosa caciara (e qua l’origine irlandese si sente tutta), è un qualcosa di davvero bello da sentire. Immaginate di unire i Mogwai agli At the drive in, o i Foals ai Deftones, o ancora i Dillinger escape plan con i The Who (su questo punto ci tornerò dopo parlando di Gangs) e fate suonare tutto da un gruppo di punk irlandesi che si sono svegliati di buon umore. Ecco ci siete vicini.
This is Our Machine And Nothing Can Stop It – ep 2007
Questo è a tutti gli effetti il lavoro di esordio della band e rende benissimo lo spirito degli ASIWYFA (tanto è vero che diversi pezzi saranno ripresi e finiranno nell’album di debutto). Chitarre arpeggiate in mari di riverberi che poi, dal nulla si fermano, si ripetono, ed iniziano a diventare ritmiche. Probabilmente questi ribaltamenti degli arpeggi sono la cosa che mi piace di più di questo lavoro e poi, per la felicità dei newwavers qui presenti, spesso non è difficile che nel loro modo di fare ci mettano proprio dei passaggi più brit.
Tonight The City Burns – ep 2007
Secondo disco uscito sotto questo nome e in assoluto è quello che centra di meno con quello che faranno nei dischi successivi. Solo il primo pezzo, These riots are just beginning, immerge immediatamente nella loro atmosfera che spazia tra melodie post e riff e drumming così serrati da farti venire voglia di pogare. I pezzi successivi sono più strani. Un po’ perchè le collaborazioni con i vocalist fanno completamente cambiare il punto di vista sulla musica. Tonight the city burns sembra un pezzo uscito da Song of the deaf e dato in pasto ad un gruppo post hardcore (si in pratica è un pezzo stoner). Marching over coals invece è quanto di più post rock ambientale. 4 minuti di arpeggi in 3/4, riverberi e piatti appena sfiorati. Something more than Power invece è quasi tra il dark ed emo-core (a me ricorda lontanamente della roba degli Appleseed Cast). La Plata es el Asesino è sulla falsa riga.
And So i watch you from afar - album 2009
Molte cose dette per l’ep d’esordio sono ancora valide. E’ a tutti gli effetti il perfezionamento della formula, in cui senza vergognarsi abbandonano atmosfere post per “spaccare culi” in scioltezza. Non sempre tutto l’album è all’altezza e momenti un pizzico sotto tono ci sono (i pezzi sono molti e l’album è lungo). Però mantenere quel livello di divertimento e di qualità senza ripetersi un minimo non era sicuramente impresa facile. Sono riusciti a fare quello che erano davvero tanti anni che aspettavo, ovvero un cazzo di album viscerale che ti viene voglia di mettere in macchina con gli amici per fare bordello, come quelli che ci ascoltavamo da ragazzini (l’ultimo disco che mi ha fatto questo effetto è stato il già citatoSong of the deaf).
Set Guitars to kill più che un brano di apertura è una dichiarazione di intenti.
Letters – ep 2010
4 lettere per 4 pezzi per un ep di conferma e di evoluzione. Si studiano meglio gli inserti math a discapito di quelli post. L’idea è di una grossa ricerca, soprattutto in campo ritmico che li porta ad avvicinarsi anche al fusion, che però applicano con moderazione per mantenere un corpo possente dei pezzi.
S is for salamander è un pezzo bello ballabile. Qua di post c’è poco e c’è molta wave. E’ un pezzo che Foals e These new puritans avrebbero voluto scrivere 2 anni fa. Forse il difetto maggiore del pezzo è un missaggio piuttosto piatto.
D is for Django The Bastard è il pezzo forse più math del secchio. L’inserto intermedio quasi jazz/fusion è geniale.
B is for b-side. Pezzo stranetto, basato tutto sulla decostruzione sia melodica che ritmica di un riff piuttosto semplice. Siamo quasi nel territorio degli ep dei battles (elettronica a parte, che qua è presente in maniera infenitisimale).
K is fot Killing Spree. Inizia come uno qualsiasi dei pezzi dell’album precedente. si sofferma in intermezzi quasi jazz per poi riesplodere in noise puro da una parte e in riff metal. Forse non riuscitissimo ma indica una grande voglia di non fermarsi su qualcosa che funziona e di provare soluzioni diverse. Di idee ce ne sono tante.
Gangs – album 2011
E’ la loro ultima uscita discografica e rafforza la volontà del non limitarsi a ripetere la formula del loro album omonimo ma continuare a cercare, a sperimentare e mischiare in maniera diversa gli ingredienti che hanno dimostrato di saper padroneggiare profondamente. Il risultato è un disco forse un filino meno di impatto a causa del ritorno delle parti più emozionali della loro musica. Le strutture si fanno più solide e meno schizofreniche ma al tempo stesso ogni singolo suono guadagna di importanza e di peso pur avendo aggiunto ulteriori elementi nella formula e il risultato è un rock caleidoscopico e moderno e che ricorda nell’attitudine, in più di un momento, l’epicità e la trasversalità dei The Who. Davvero un signor disco rock, di quelli che non si sentivano da tempo.
finalmente una mini bibbia sui ASIWYFA!
grande Manuel.
Grande!! Bell’articolo
Amo gli ASIWYFA e li seguo da un paio di anni. Live sono incredibili e si meriterebbero molta più attenzione nel nostro paese.